 | Io non mi sento italiano(2003)-Giorgio Gaber
Tags: Gaber, Giorgio, Io, italiano(2003), mi, non, sento
Description: Io non mi sento italiano(2003)-Giorgio Gaber
Io G.G. sono nato e vivo a Milano
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori,
non voglio giudicare,
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.
Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese forse è poco saggio,
ha le idee confuse,
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa,
facciamo anche l'Italia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna, per fortuna lo sono.
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 | Giorgio Gaber - Quando lo vedi anche...
Tags: anche, gaber, giorgio, lo, quando, vedi
Description: Quando lo vedi sulle facce degli altri
quando li osservi in quel loro appiattimento
in un salotto o in un bar con un campari soda
così assuefatti alla violenza dolce della moda.
Quando lo vedi sugli altri e ti senti diverso
e credi di non essere sommerso
non è ancora il momento di soffrire
puoi ridere di loro, ti serve per capire
sono persone piatte, molli, stanche...
Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su come parli, cosa canti, come ti vesti
sui tuoi bisogni, sulle tue scelte, sui tuoi gusti
allora ti senti anche tu arrendevole e fiacco
allora ti piaci un po' meno e non sai perché
e non riesci a trovare nemmeno abbastanza distacco
per ridere di te... per ridere di te
Quando lo vedi sulle facce degli altri
quando li osservi in quel loro appiattimento,
gli stessi atteggiamenti, la stessa ironia
e le loro battute un po' da trattoria
e le mani curate, le camicie pulite, bianche...
Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su quel giaccone americano che ho comprato
con pochi soldi al mercatino dell'usato
allora arriva al disgusto la tua stravaganza
allora diventa una moda ogni gesto che fai
non si riesce nemmeno ad avere abbastanza coscienza
per piangere di noi... per piangere di noi
Di noi così ribelli, così devoti
di noi così folli, così massificati
di noi così avanti, così impotenti
coi capelli un po' lunghi
e le nostre barbe da impegnati
di questa nostra assurda mancanza di rigore
di una mollezza sorda che non ci fa reagire
di noi che non sappiamo cosa sia
la nostra malattia
e forse non abbiamo ancora fatto un gemito
ma la paura comincia a salire dagli intestini
come il vomito.
Noi così vitali, così distrutti
noi così creativi, così assuefatti
ci aggrappiamo ad un gesto che sembra di rottura
con l'illusione e il pretesto di scegliere ancora
noi così originali e spappolati
creiamo saltando liberi come pidocchi
coi nostri gusti schifosi accumulati
fra la testa e gli occhi.
Ormai sei soggetto a una forza
che ti è sconosciuta
ormai sei libero e schiavo,
ormai sei coinvolto
e di colpo ti viene il sospetto
che in tutta la vita
non hai mai scelto
non hai mai scelto
non hai mai scelto
Quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once...
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 | Walter Di Gemma omaggio a GIORGIO GABER (Telenova)
Tags: canzone, Gaber, Gemma, Giorgio, spettacolo, teatro, Walter
Description: Walter Di Gemma è ospite di Cesare Cadeo nella trasmissione "VICINI DI CASA" (Telenova-1994): Walter presenta lo spettacolo dedicato al Grande GIORGIO GABER.
Intervista a Walter Di Gemma:
Come definirebbe oggi Giorgio Gaber ?
Soprattutto una "persona".
Tra le tante manifestazioni di stima dopo la sua scomparsa, non sono mancate le critiche sul personaggio Gaber. Le condivide?
Tante parole si sono sprecate dopo la scomparsa di Giorgio Gaber e, tra le molte opinioni espresse, nessuna mi trova d'accordo.
Per esempio?
L'appartenenza di Gaber a una parte politica piuttosto che a un'altra. Trovo questa volontà di classificarlo alquanto riduttiva e , a dire il vero, anche offensiva per un genio del suo calibro. Inoltre mi fa maturare il sospetto che poco sia stato recepito di quello che Gaber ha scritto e detto nei suoi spettacoli, soprattutto gli ultimi.
Cosa non è stato recepito?
Il suo essere Artista, al di là di ogni ideologia. Gaber ha sempre privilegiato il dubbio e scorporato ogni minima particella del pensiero, a partire dal proprio. Mi sembra chiaro che la sua sia stata sempre un'attenzione all'individuo in quanto uomo, non in quanto militante di un partito politico o chissà cos'altro.
Walter Di Gemma è un altro erede di Gaber?
No. A mio parere non esistono eredi di Gaber. Con lui si è aperta un'epoca e si è conclusa nel gennaio del 2003. Gaber è inimitabile, certamente il più grande artista del nostro novecento.
Perché lei, come tanti altri, andrà in scena a ricordarlo?
Non è una ridicola aspirazione alla sua eredità di Teatro Canzone, fortunatamente la mia presunzione non arriva a quei livelli, ma un'esigenza che ho dentro di ringraziarlo per quello che ha fatto per me. Quando Gaber è mancato ho maturato il pensiero di abbandonare il mio lavoro, perché ero convinto di non poter continuare a vivere piccino piccino senza la sua ombra. E' stato il cardine della mia vita.
Come sarà lo spettacolo?
Affronterò per la prima volta le sue canzoni e i suoi monologhi nella piena consapevolezza dei miei limiti. Sarà uno spettacolo all'insegna dell'azzardo e dell'immaturità sotto tutti i punti di vista e ne sono contento, perché sarà protagonista il mio solo bisogno emotivo di ripercorrere il Gaber che mi ha accompagnato nella mia adolescenza fino ad oggi.
Il rischio che si corre ricordando Gaber, non è anche quello di imitarlo?
Credo sia inevitabile. Del resto si imita solo chi si ama!
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 | I Gufi - Io Vado in Banca
Tags: Brivio, caberet, Gianni, gufi, Lino, Magni, milano, Nanni, Patruno, Roberto, Svampa
Description: I GUFI. Lino Patruno, Nanni Svampa, Gianni Magni, Roberto Brivio. http://www.linopatruno.it
http://www.michaelsupnick.com
I Gufi sono stati un gruppo musicale italiano, dialettale milanese e cabarettistico, formatosi nel 1964 e scioltosi nel 1969, eccezion fatta per una breve reunion nel 1981.
Il primo embrione del gruppo si forma nel 1964. Nanni Svampa ha appena inciso il suo primo disco, Nanni Svampa canta Brassens, ed ha iniziato a frequentare l'ambiente musicale milanese. Ha l'occasione di conoscere il jazzista Lino Patruno, diventandone amico ed iniziando a collaborare con lui. Tra i due s'iniza a discutere della possibilità di allestire spettacoli di cabaret concerto. L'idea prende forma definitiva in seguito all'incontro con Roberto Brivio e Gianni Magni: i quattro decidono di fondare il gruppo "I Gufi".
Il primo album dei Gufi ha il marchio di fabbrica di Svampa: s'intitola infatti Milano canta (assumerà il numero 1 in seguito all'uscita di altri due album con lo stesso titolo). Nato e vissuto nei quartieri popolari di Milano, caratterizzati dai cortili, dalle case di ringhiera e da quell'intensa umanità che aveva fatto sì che si parlasse di Milan cont el coeur in man, Svampa aveva subìto il fascino della cultura popolare fino al punto da effettuare una scrupolosa ricerca filologica ed archivistica al fine di conservare e tramandare il patrimonio plurisecolare della canzone meneghina.
L'alchimia funziona bene: Nanni Svampa, detto il cantastorie, è il cantore della Milano dialettale che va scomparendo. Lino Patruno, il cantamusico, un jazzista di vaglia, tuttora attivo sui principali palcoscenici. Gianni Magni, l'unico prematuramente scomparso nel 1992, è detto il cantamimo: di famiglia circense, è un mimo capace di posture grottesche e di cantare con voce quasi bianca. Roberto Brivio, appassionato d'operetta è l'autore dei testi più originali del gruppo, che gli valgono il soprannome di cantamacabro.
A questo si aggiunga che l'ambiente culturale milanese del tempo è vivo e stimolante: negli stessi anni si muovono su quella scena altri artisti che affondano nella cultura popolare la loro stessa ragion d'essere: Dario Fo ed Enzo Jannacci, presto affiancati da Giorgio Gaber, tanto per citare i più famosi. Il loro luogo d'elezione è il Derby, luogo di ritrovo dei maggiori comici e artisti del capoluogo lombardo. Con l'andar del tempo e l'accrescersi della sua fama, il quartetto inizia a girare prima la Lombardia, poi l'Italia, portando una ventata di comicità surreale ed anticonvenzionale in un'Italia che, tacitati i morsi della fame, cominciava ad interrogarsi su se stessa, prestando orecchio agli stimoli provenienti dall'estero. In Francia ci sono Brassens, Brel, Vian, oltremanica è partita la swingin' London e, di là dall'oceano ci sono Bob Dylan e gli altri figli della contestazione studentesca.
Il secondo album segue di pochi mesi il primo, e s'intitola I Gufi cantano due secoli di Resistenza. Per questo lavoro il gruppo attinge alle ricerche effettuate sino a quel momento da Svampa (per quanto riguarda la canzone milanese) e da Brivio (canti anarchici dell'Ottocento e canzoni della resistenza partigiana).
A mano a mano cresce anche il contributo degli altri: Lino Patruno conferisce un'atmosfera ed un arrangiamento freschi e frizzanti a brani spesso anche molto datati. Gianni Magni, con la sua mimica e i suoi occhi costantemente strabuzzati s'impone come il vero e proprio frontman del gruppo, ed è probabilmente lui a suggerire l'adozione della calzamaglia nera che, assieme alla bombetta sul capo, diventerà la divisa d'ordinanza e il marchio di fabbrica del gruppo.
I quattro si divertono, la formula funziona, gli spettacoli teatrali si moltiplicano: nel giro di pochi mesi escono in rapida successione: Il cabaret dei Gufi, Milano canta vol. 2, Il teatrino dei Gufi, vol. 1 e vol. 2. L'approdo in televisione è quasi scontato, ed avviene nel corso della stagione 1966-'67; vi sono appena sbarcati anche Fo, Gaber e Jannacci. Vista l'epoca è però consentito mostrare solo la parte più innocua ed edulcorata del caustico e satirico repertorio del gruppo.
Protetti dal dialetto, comunque, i quattro riescono a dire cose che in italiano sarebbero state cassate dalla rigida censura della R*A*I di Bernabei. Soprattutto, si permettono di portare sotto i riflettori alcune canzoni di Brassens, come La prima tôsa (La première fille), che narra non del romantico primo amore, come il titolo lascerebbe intendere, ma del primo rapporto sessuale vero e proprio, spesso consumato in maniera "mercenaria". Oppure fanno un embrione di satira politica, scimmiottando le canzoni tradizionali: tra le altre, ricordiamo Socialista che va a Roma, modellata sulla famosa ballata popolare Pellegrin che vien da Roma. La testimonianza di questo periodo è fissata nella raccolta Il teatrino dei Gufi in TV.
http://it.wikipedia.org/wiki/I_Gufi
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 | Walter Di Gemma - QUELLO CHE PERDE I PEZZI (Giorgio GABER)
Tags: canzone, Gaber, Gemma, Giorgio, spettacolo, teatro, Walter
Description: INTERVISTA A WALTER DI GEMMA:
Come definirebbe oggi Giorgio Gaber ?
Soprattutto una "Persona".
Tra le tante manifestazioni di stima dopo la sua scomparsa, non sono mancate le critiche sul personaggio Gaber. Le condivide?
Tante parole si sono sprecate dopo la scomparsa di Giorgio Gaber e, tra le molte opinioni espresse, nessuna mi trova d'accordo.
Per esempio?
L'appartenenza di Gaber a una parte politica piuttosto che a un'altra. Trovo questa volontà di classificarlo alquanto riduttiva e , a dire il vero, anche offensiva per un genio del suo calibro. Inoltre mi fa maturare il sospetto che poco sia stato recepito di quello che Gaber ha scritto e detto nei suoi spettacoli, soprattutto gli ultimi.
Cosa non è stato recepito?
Il suo essere Artista, al di là di ogni ideologia. Gaber ha sempre privilegiato il dubbio e scorporato ogni minima particella del pensiero, a partire dal proprio. Mi sembra chiaro che la sua sia stata sempre un'attenzione all'individuo in quanto uomo, non in quanto militante di un partito politico o chissà cos'altro.
Walter Di Gemma è un altro erede di Gaber?
No. A mio parere non esistono eredi di Gaber. Con lui si è aperta un'epoca e si è conclusa nel gennaio del 2003. Gaber è inimitabile, certamente il più grande artista del nostro novecento.
Perché lei, come tanti altri, andrà in scena a ricordarlo?
Non è una ridicola aspirazione alla sua eredità di Teatro Canzone, fortunatamente la mia presunzione non arriva a quei livelli, ma un'esigenza che ho dentro di ringraziarlo per quello che ha fatto per me. Quando Gaber è mancato ho maturato il pensiero di abbandonare il mio lavoro, perché ero convinto di non poter continuare a vivere piccino piccino senza la sua ombra. E' stato il cardine della mia vita.
Come sarà lo spettacolo?
Affronterò per la prima volta le sue canzoni e i suoi monologhi nella piena consapevolezza dei miei limiti. Sarà uno spettacolo all'insegna dell'azzardo e dell'immaturità sotto tutti i punti di vista e ne sono contento, perché sarà protagonista il mio solo bisogno emotivo di ripercorrere il Gaber che mi ha accompagnato nella mia adolescenza fino ad oggi.
Il rischio che si corre ricordando Gaber, non è anche quello di imitarlo?
Credo sia inevitabile. Del resto si imita solo chi si ama!
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 | Gino Paoli - Fenesta ca lucive
Tags: 1964, ca, Fenesta, Gaber, Gino, Giorgio, lucive, Paoli, Quello, Questo
Description: Gino Paoli - Fenesta ca lucive. Giogio Gaber alla chitarra qualcuno attribuisce la canzone a Vincenzo Bellini
Fenesta ca lucive
Finestra che splendevi
Fenesta ca lucive e mo nun luce...
sign'è ca nénna mia stace malata...
S'affaccia la surella e che me dice?
Nennélla toja è morta e s'è atterrata... Chiagneva sempe ca durmeva sola,
mo dorme co' li muorte accompagnata...
"Cara sorella mia, che me dicite?
Cara sorella mia che me contate?"
"Guarde 'ncielo si nun me credite.
Purzi' li stelle stanno appassiunate.
E' morta nenna vosta, ah, si chiagnite,
Ca quanto v'aggio ditto e' beritate!"
"Jate a la Chiesia e la vedite pure,
Aprite lo tavuto e che trovate?
Da chella vocca ca n'ascéano sciure,
mo n'esceno li vierme...Oh! che piatate!
Zi' parrocchiano mio, ábbece cura:
na lampa sempe tienece allummata..."
Ah! nenna mia, si' morta, puvurella!
Chill'uocchie chiuse nun l'arape maje!
Ma ancora all'uocchie mieje tu para bella
Ca sempe t'aggio amata e mmo cchiu' assaje
Potesse a lo mmacaro mori' priesto
E m'atterrasse a lato a tte, nennella!
Addio fenesta, rèstate 'nzerrata
ca nénna mia mo nun se pò affacciare...
Io cchiù nun passarraggio pe' 'sta strata:
vaco a lo camposanto a passíare!
'Nzino a lo juorno ca la morte 'ngrata,
mme face nénna mia ire a trovare!...
Finestra che splendeva, adesso è spenta
È un segno che la mia bella è ammalata.
Saffaccia la sorella e cosa mi dice!?
La tua cara Amata è morta e sotterrata
Piangeva sempre perché dormiva da sola,
ora dorme in compagnia degli altri morti.
Cara sorella mia, ma cosa dite!?
Cara sorella mia, cosa mi raccontate!?
Guarda in cielo, se non mi credete
Persino le stelle sono rattristate!
Emorta la vostra bella! oh, sì piangete!
Quanto vi ho detto è la cruda verità!
Recatevi alla Chiesa e controllate pure,
Aprite la bara, e cosa troverete?
Da quella bocca da cui uscivano i fiori.
Ora escono solo vermiOh! Che strazio!
O buon Curato mio, abbi tanta cura;
per Lei tieni sempre accesa una lampada!
Ah! Povera cara mia, morta così per me!
Questi occhi chiusi non li riapri mai!
Ma agli occhi miei tu sei sempre bella!
Tho sempre amata ed ora anche di più!
Magari potessi io morire al più presto
Ed essere sotterrato accanto a te, Amore!
Addio finestra, restatene, pure, chiusa
Ora che il mio Amore non si affaccerà più!
Mai più io passerò per questa via:
piuttosto vado a passeggiare al cimitero!
Fino a quel giorno che la morte ingrata
Mi farà ricongiungere alla mia cara.
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 | Io non mi sento italiano
Tags: beppe, berlusconi, biagi, democrazia, fascismo, gaber, giorgio, grillo, io, italiano, mastella, mi, mussolini, non, sento, travaglio
Description: http://paolonotizie.wordpress.com/
video fatto da me della canzone "io non mi sento italiano" di giorgio gaber
Io G. G. sono nato e vivo a Milano.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.
Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.
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 | Business
Tags: alitalia, banche, banking, business, goldman, liechtenstein, marketing, morgan, sachs, stanley, tfr, v2-day
Description: Versione italiana di NoBorders. Presentata al Torino Film Festival edizione 1996 e al Visionaria di Firenze nel 2000. Il clip proposto in versione wmv è solo la prima parte del documentario cortometraggio. This videoclip is the beginning of NO BORDERS: a documentary made by Massimo Greco and Toni Corino for the Torino Film Festival in 1996. ... tutte » This first part is a short movie based on the economical power meanings. The true of the mafia, in all the world.
25 aprile 2008:
Luglio 2007
Un utente del blog GRillo invita ad usare gli spazi di repubblica.tv
Un Servizio simile a youtube
ma italiano 100%
Vado a vedere di cosa si tratta
è diviso in sezioni
i "migliori"
"i più visti"
"i più commentati"
occorre registrarsi
come su youtube
poi si può fare l'upload
ma ad UNA condizione
Ogni video "caricato sarà sottoposto all'approvazione del POLITBURO"
OK
Mi registro come Prometheo
Inizio a fare il primo UPLOAD
NOBORDERS.
Nel frattempo vedo che tutte le TOP
ogni tipo di TOP
porta i video di Paolo Alex Morelli, IL logorroico.
Video "kult impegn" di repubblichini scalfariani, siciliani del PD e sinistronzi vari.
Il video NoBorders viene pubblicato.
Scopro che è possibile votare sé stessi.
Lo faccio (lo FACCI)
Scopro che in pochi secondi mi ritrovo al MILLESIMO posto.
I puddani hanno votato.
Tutto resta come PRIMA.
Visibilità zero.
Riprovo a vedere con una versione di explorer sperimentale di Windows VISTA
A cui accedo come Beta TESTER di Microsoft.
Regolarmente registrato.
Scopro dopo un paio di giorni che posso votare quando voglio.
Posso fare quello che voglio.
In poche ore.
Tutti coloro che erano nella top 100 di REPUBBLICA TV
passano automaticamente nella DOWN MILLE.
Seleziono, scelgo, DECIDO chi far andare nella TOP assoluta NAZIONALE.
In gran parte TUTTI coloro che erano stati "cassati" dalla KORROTTA KULT IMPEGN della sinistra: li "promuovo".
Alla TOP 1 metto "TARANTO LA CITTA' MALATA" un capolavoro di Vittorio Vespucci contro gli omicidi della locale ILVA.
Spingo il Video NOBORDERS.
AlekosLAVjANIN contro l'inquinamento mentale del CALCIO e decine di altri.
Tutti coloro che erano "GLI ULTIMI" li spingo nella TOP 10, poi aumentano... fino ad occupare i primi 100.
In Pochi Giorni.
30 Luglio del 2007
Il mio compleanno.
La situazione È la stessa di OGGI. 25 Aprile 2008.
http://tv.repubblica.it/tuatv.php?sort=best&cat=17&time=all
Il V2-day.
Circa 4 mesi fa... I tecnologi... di repubblica.TV hanno inserito NUOVE "PROTEZIONI"
Non È più possibile usare la versione windows VISTA per crackare SCALFARI.TV...
Ma il VIDEO sugli OMICIDI dell'ILVA di TARANTO... e sul SIGNORAGGIO di NOBORDERS REGNANO nella TOP assoluta.
http://tv.repubblica.it/tuatv.php?sort=best&cat=17&time=all
ANCHE nei PIU' commentati. La Partecipazione:
http://tv.repubblica.it/tuatv.php?sort=comments&cat=17&time=all
sono stati "spostati" le scuse da "calendario porno" di sinistra.
Nella TOP dei più VISTI È arrivata anche
"SALVIAMO STO PAESE... di Giorgio Gaber, NUNVEREGGAECCHIU-network... ad INCULARE i veltroniani:
http://tv.repubblica.it/tuatv.php?sort=view&cat=17&time=all
(essi votano... ma non concretizzano... per cui i video avanzano...)
Negli ultimi mesi "hanno" guadagnato terreno, cercato di sovvertire tale ordine... cercato di "PRODARE"... prima... e veltronizzare... poi... ma non ci sono riusciti.
Saluti CRACKISTI
da
MASSIMO GRECO
NunVereggaecchiù Network.
http://it.youtube.com/nunvereggaecchiu
http://it.youtube.com/watch?v=nmrPgX5WUCs
BUONA VISIONE
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